Attualità

Rapporto Commercialisti ed Esperti contabili 2017: ecco i dati

Il “Rapporto 2017 sull’Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili”, pubblicato dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti, evidenzia una situazione poco positiva per la categoria. Il documento, in 80 pagine, sottolinea le difficoltà dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.

Come indicato nella presentazione del Rapporto 2017 "Per la prima volta dopo molti anni, i Commercialisti iscritti all'Albo crescono ad un ritmo inferiore all'1%, corrispondenti a 564 unità e raggiunge il livello di 117.916 (+0.5%). Prosegue lenta ma inarrestabile la crescita della quota di donne (32.3%) mentre continuano a calare in maniera preoccupante i giovani. (17.4%).  "

Il reddito medio dell’anno 2015, calcolato sulla base delle dichiarazioni raccolte nel 2016, è pari a 58.602 euro ma in termini reali, invece, il reddito medio è calato del 13,9% rispetto al 2007, anno “precrisi”, a dimostrazione di come la crisi che ha colpito le libere professioni italiane non abbia risparmiato i Commercialisti colpiti anche dalle conseguenze in termini di maggiori costi operativi derivanti dalle numerose novità introdotte nel campo degli adempimenti fiscali. Infine, la mediana, cioè il valore che divide la distribuzione degli iscritti alle casse di previdenza in due parti uguali, per il 2015 è risultata pari a 33.207 euro, il 56,7% della media. Ciò significa che il 50% dei Commercialisti percepisce un reddito non superiore a 33.207 euro. Ciò pone con tutta evidenza il problema del sostegno al reddito per un'ampia fascia di professionisti e rafforza la campagna di equo compenso che vede i Commercialist coinvolti in prima fila accanto alle altre Professionisti.  

Nel 2017 la componente femminile degli iscritti all’Albo compie un ulteriore passo in avanti portando la propria quota dal 32% al 32,3% del totale. Gli iscritti fino a 40 anni fanno registrare una lieve flessione passando dal 18,1% del 2015 al 17,4% del 2016. Gli iscritti nella classe 41-60 anni passano dal 65,6% al 65,8%, mentre gli over 60 passano dal 16,3% al 16,9%