Professione Commercialisti ed Esperti Contabili

Commercialisti continua la protesta per la mancata proroga al 30 settembre dei pagamenti

I commercialisti valutano anche lo sciopero in conseguenza del no del Governo alla proroga più volte richiesta al 30 settembre dei versamenti delle imposte. 

Di fronte alle ripetute e più che motivate richieste di proroga dei versamenti del 20 luglio avanzate dai commercialisti, il Governo ha opposto un no che sembra al momento irrevocabile, oltre che incomprensibile. Non era l’esito al quale volevamo arrivare, ma a questo punto diventa per noi inevitabile valutare concrete azioni di protesta della categoria, tra le quali non escludiamo lo sciopero”. 

Queste le parole diffuse sul sito internet del CNDCEC in data 18 luglio con una nota congiunta del Consiglio e di tutte le sigle sindacali dei commercialisti (ADC, AIDC,ANC, ANDOC, FIDDOC, SIC, UNAGRACO, UNGDEC, UNICO)

I commercialisti sono stati oberati di lavoro straordinario che ha determinato mancanza di tempo per dedicarsi alle scadenze di luglio, alle quali gli stessi contribuenti faticano a presentarsi per mancanza di liquidità. 

In proposito si legga l’accorato appello del 13 luglio scorso del Presidente Miani nell’articolo “Miani, presidente del CNDCEC, chiede proroga del pagamento delle tasse al 30 settembre” 

 “Assistiamo la gran parte delle imprese italiane, e forse più di chiunque altro abbiamo il polso della situazione reale in cui versano. Non consentire con il rinvio dei versamenti una boccata d’ossigeno a realtà in gravissima crisi di liquidità può tramutarsi in una scelta dissennata, che rischia di tagliare le gambe a chi sta faticosamente tentando di rimettersi in piedi, rendendo concreto l’allarme per un’emergenza sociale che in autunno potrebbe assumere aspetti preoccupanti. Siamo ovviamente pienamente consapevoli delle enormi difficoltà di bilancio che l’esecutivo si trova a gestire e del difficile contesto europeo e internazionale con cui sta facendo i conti anche in queste ore.” 

Dalla nota in oggetto si legge perciò la volontà di valutare azioni di protesta della categoria in risposta al “muro di gomma” dell’esecutivo.